Sentii le gambe vacillare. Il mondo intorno a me cominciò a girare. Mi si seccò la bocca. Il cuore mi batteva così forte che lo sentivo nelle orecchie. Quella era mia figlia, la ragazza che avevo cresciuto con tanto amore, che mangiava gli avanzi come un animale affamato in un angolo buio di una cucina sporca.
Feci un passo avanti, ma prima di poterla raggiungere, udii una voce che mi fece fermare.
“Delizioso, vero?”
Brad entrò in cucina come se stesse salendo su un palcoscenico. Indossava un abito costoso che contrastava in modo assurdo con la sporcizia che lo circondava. I suoi capelli erano perfettamente tirati indietro con il gel e sorrideva con quel sorriso che mi faceva sempre venire i brividi. I cuochi tacquero al suo passaggio. Emily lasciò cadere il piatto all’istante. Il rumore metallico risuonò in tutta la cucina. Cercò di rannicchiarsi per nascondersi, ma non c’era nessun posto dove andare.
Brad si avvicinò a lei con passi lenti e misurati, assaporando ogni istante.
«Aveva fame», annunciò a voce alta, rivolgendosi ai cuochi come se stesse raccontando una barzelletta. «Ma qui al Cucchiaio d’Oro, il cibo te lo guadagni. E siccome la nostra cara direttrice» – fece una pausa sarcastica sulla parola – «oggi a pranzo ha sbagliato tre ordini causando delle perdite, lei mangia quello che i clienti lasciano».
Si avvicinò a Emily, che ora piangeva apertamente, coprendosi il viso con le mani sporche di salsa. Brad continuò, con voce sempre più crudele.
“Una persona incompetente non merita un vero lavoro, tanto meno del cibo fresco. Dovrebbe essere grata che io abbia pietà di lei e che le permetta di restare qui.”
Fu in quel momento che mi vide. Brad si voltò e i nostri sguardi si incrociarono. Per una frazione di secondo, vidi qualcosa attraversargli il viso. Forse sorpresa, forse paura, ma poi quel sorriso tornò, ancora più arrogante.
«Susan», pronunciò il mio nome come se fosse veleno. «Che onore! È venuta a vedere come se la cava sua figlia nel mio locale?»
Non risposi. Non potevo. Tutte le parole che normalmente sarebbero uscite dalla mia bocca mi rimasero bloccate in gola. Camminai verso Emily in silenzio. Mi guardò con gli occhi rossi e gonfi, pieni di vergogna. Cercò di dire qualcosa ma scoppiò in lacrime.
Le tenni il gomito con fermezza ma delicatezza. Sentii quanto fosse magra, le ossa sporgenti sotto la pelle. Quanti chili aveva perso? Da quanto tempo succedeva?
«Andiamo», le dissi a bassa voce, solo per lei.
«Oh, te ne vai?» Brad scoppiò in una fragorosa risata. «Ottimo. Una bocca inutile in meno da sfamare. E non tornare più, Emily. Sei licenziata. Licenziata anche dalla mia vita. Puoi andare a cercarti un altro idiota che ti mantenga.»
Tirò fuori dalla tasca della giacca una busta stropicciata e la gettò a terra ai piedi di Emily. Alcune banconote caddero fuori, una cifra ridicola che non sarebbe bastata nemmeno a coprire una settimana di spese di base.
«Prendi le tue briciole e vattene. Chiedo il divorzio.»