L’espressione perfettamente composta di Melissa si incrinò.
“Obiezione. Vostro Onore, qualunque cosa mio figlio abbia registrato è stata fatta a mia insaputa e senza il mio consenso. Questo è illegale.”
«E signora Reynolds», interruppe con fermezza il giudice Carlton, «in tribunale per le questioni familiari, ho ampia discrezionalità nell’ascoltare le prove, soprattutto quelle del minore di cui si sta decidendo l’affidamento. Deciderò sulla loro ammissibilità dopo averle ascoltate».
Fece un cenno con la testa verso Ethan.
«Puoi proseguire, giovanotto.»
Mio nipote ha premuto play e la voce di Melissa ha riempito l’aula del tribunale: non i toni attentamente modulati che aveva usato davanti al giudice, ma parole taglienti e impazienti.
“Smettila di preparare quella valigia, Ethan. Non andrai da tua nonna stasera.”
“Ma mamma, avevi detto che potevo farlo quando tu e Brandon andate al concerto.”
“I piani cambiano. Brandon pensa che non sia una bella cosa se sei sempre a casa sua. Una volta risolta questa storia dell’affidamento, comunque non passerai così tanto tempo con lei.”
“Ma-”
“Niente ma. Oddio, sei proprio come tuo padre, sempre a rendere tutto così complicato. Senti, appena avremo risolto questa faccenda del tribunale, ci trasferiremo a Phoenix con Brandon. La sua offerta di lavoro include una casa con piscina. Ti piacerà un sacco.”
“E la nonna Lauren, i miei amici e quelli di papà…?”
“Tua nonna si è intromessa abbastanza. Sei mio figlio, non suo. Fine della discussione.”
La registrazione proseguì con il suono di una porta che sbatteva, seguito dal pianto sommesso di Ethan.
L’espressione del giudice Carlton rimase impassibile, ma i suoi occhi si erano induriti. Guardò dritto Melissa, il cui viso era diventato pallido come un cencio.
«Signora Reynolds, vorrebbe spiegarci questa registrazione?»