“Era solo uno scherzo.”
Miguel annuì.
“Uno scherzo.”
“SÌ.”
Miguel fece scivolare una trascrizione sul tavolo.
“Potresti leggerlo ad alta voce?”
Il sorriso di Frederick vacillò.
La trascrizione proveniva dal stenografo del tribunale presente al club.
Frederick deglutì.
Poi, con aria rigida, lesse:
“Dieci gradini sotto di lui.”
Miguel si sporse in avanti.
“E tutti in sala risero. Giusto?”
La mascella di Frederick fremette.
“SÌ.”
Miguel inclinò la testa.
“E lei sapeva che la signora Brooks aveva pagato l’intera festa di fidanzamento.”
Federico esitò.
Sterling si oppose.
Miguel attese.
Lo sguardo di Frederick si posò su Sterling, come se stesse implorando aiuto.
Ma alla verità non importano i soldi.
«Sì», disse Frederick.
La voce di Miguel rimase calma.
“Quindi hai fatto una battuta sul fatto che lei fosse inferiore a tuo figlio… a una festa che aveva pagato lei… davanti ai suoi genitori.”
Lo sguardo di Frederick si indurì.
“Era umorismo.”
Miguel annuì.
“E poi tuo figlio ha riso.”
Le narici di Frederick si dilatarono.
“SÌ.”
Miguel si voltò leggermente, come se si stesse rivolgendo a una giuria.
“E dopo che lei ha interrotto il fidanzamento, hai contattato qualche socio in affari per suggerirgli di smettere di lavorare con lei?”
La voce di Frederick si fece più acuta.
“NO.”
Miguel inarcò le sopracciglia.
“Quindi non hai mai contattato gli studi di interior design con cui collaborava.”
“NO.”
Miguel fece scivolare in avanti un altro documento.
Un’e-mail stampata.
Le parole di Federico.
“Finché non imparerà qual è il suo posto, non voglio che riceva commissioni nei nostri ambienti.”
Il volto di Frederick impallidì.
Sterling si avventò sul documento come se potesse cancellarlo con un semplice tocco.
Miguel sorrise lentamente.
“È questo il suo indirizzo email, signor West?”
La gola di Frederick ondeggiava.
La sua voce si fece più flebile.
“SÌ.”