Una motocicletta nera rombava lungo la strada alberata come un tuono pieno di arroganza, scuotendo la tranquilla aria di quella cittadina universitaria, e per la prima volta nella mia vita, ho sentito qualcosa dentro di me spezzarsi.
Non dolore.
Non la paura.
Sollievo.
Perché quel suono non era solo quello di un motore. Era una promessa.
Era la libertà che si accostava al marciapiede.
Mi chiamo Michelle e sono cresciuta come la gemella “sbagliata” in una casa dove la perfezione era considerata una religione.
Sulla carta, io e Linda eravamo identiche: stesso viso, stesso compleanno, stesso sangue. Ma nella nostra famiglia, avremmo potuto benissimo essere nate su pianeti diversi. Linda era la ragazza d’oro. Il gioiello della corona. La figlia che sorrideva a comando e non emetteva mai un suono che non fosse “appropriato”.
E io?